LA TABULA DE' AMALPHA

A CURA DI ARMANDO VOLPE - Tel&Fax 089 25.52.25

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I

 

LA TABULA DE' AMALPHA

 


TRADUZIONE DAL TESTO IN VOLGARE

LA TABULA DE' AMALPHA

ARTICOLO 1
Jtem primis circa le navi che viaggiano secondo l' uso della Riviera: intrapresa la navigazione ed effettuato qualche pagamento o anticipazione, i marinai di una tal nave sono obbligati, su richiesta del capitano, a prestare la propria opera e ad adoperarsi per le navi in tutte le circostanze normali e necessita'; e se qualcuno dei predetti venisse meno per sua colpa e manchevolezza, incorra nella pena per frode a discrezione del padrone e dei soci, e questa pena sia attribuita alla colonna comune.

ARTICOLO 2
Jtem se qualche marinaio, ricevuta una somma quale pagamento o anticipo, non volesse proseguire il viaggio iniziato, sia ln potere del padrone richiedere a lui il doppio, al che e' necessariamente tenuto; di questa somma meta l'abbia il padrone, l'altra meta' spetti alla curia.

ARTICOLO 3
Jtem oltre cinque tari', se il marinaio non ha come pagare, deve essere incarcerato; anche nel caso che commetta una baratteria manifesta, senz'altro deve essere incarcerato a disposizione degli ufficiali.

ARTICOLO 4
Jtem il capitano deve dichiarare di quante quote consta la nave.

ARTICOLO 5
Jtem ogni nave deve valere, per ogni dieci salme del tonnellaggio, una parte.

ARTICOLO 6
Jtem appena s'inizia la navigazione e la nave riceve accomandita per il viaggio, tanto della nave quanto della merce sia una massa ed un corpus, e la nave sia vincolata a garanzia dell' accomanda e l' accomanda a garanzia della nave, nonostante qualsiasi altra precedente o recente obbligazione in qualunque modo contratta.

ARTICOLO 7
Jtem appena i comproprietari per carati della nave si accordano e nominano un capitano sulla loro nave, il detto designato capitano può' assumere accomandita da qualunque persona gli sembrerà' più opportuno, e vincolare la nave rispetto a chiunque vorrà', s' intende secondo l'uso relativo della Riviera amalfitana, nonostante altra obbligazione pubblica o privata da contratto o quasi - contratto intercorso tra le parti.

ARTICOLO 8
Jtem se qualcuno dei caratisti, cioè' dei comproprietari della nave, non volesse in qualche viaggio rischiare la sua quota, ed il capitano della nave salpasse con la compartecipazione sua, e la nave subisse naufragio o fosse danneggiata in qualunque modo, la suddetta nave deve essere venduta ed il ricavato, insieme con i rimanenti valori, deve essere ripartito proporzionalmente fra le persone che hanno rischiato nella navigazione, e quel titolare di carati, il quale non aveva voluto rischiare per quel viaggio, deve avere rivalsa sugli altri beni del detto capitano contravventore mentre non ha azione in ordine alla nave o contro gli altri caratisti, con i quali e' in comune.

ARTICOLO 9
Jtem il capitano non può ne' deve assegnare parti del guadagno ad alcuno dei marinai o dei soci, se non a quelli che conosciamo, cioè al nocchiero e allo scriba, e non osi fare ciò senza comunicazione all' assemblea dei suoi cointeressati.

ARTICOLO 10
Jtem i capitani, fatta vela, devono mostrare e dichiarare ai marinai tutti ed ai soci, pubblicamente, l'intera colonna e la merce ed anche il danaro che portano fuori dalla città, e devono anche rendere noto ad essi dove siano per andare.

ARTICOLO 11
Jtem il capitano non deve assumere per la colonna il trasporto di merci altrui di qualsiasi quantità o qualità; comunque il danaro ricavato dalla vendita della mercanzia, detratte le spese ed il costo del viaggio, deve essere conferito in comune.

ARTICOLO 12
Jtem perdurando la società , qualunque lucro ottenuto casualmente in navigazione, o conseguito con l' attività , commerciale o in qualsiasi altro modo, sia da parte del capitano che dei marinai e dei soci, deve essere messo insieme, reso noto e comune ai predetti; la persona poi che l'abbia per caso acquistato o procurato mediante una certa attività deve avere qualcosa in più della quota, a discrezione del console.

ARTICOLO 13
Jtem se qualcuno dei m3rinai o dei soci rimanesse a terra per gli interessi della società' , riceva per le sue spese come di seguito e' specificato, cioè: cinque grana per ciascun giorno il marinaio, lo scriba sette, il capitano dieci; e se fosse rimasto in località disabitate abbia di più , secondo giudizio del console, e comunque abbia la quota a lui spettante in relazione al guadagno del viaggio.

ARTICOLO 14
Jtem se qualcuno dei marinai o dei soci fosse preso dai pirati o da qualunque altra persona, contro la sua volontà , durante la navigazione, nonostante che non e' più utile alla società , riceva la sua quota; e parimenti se si ammalasse, abbia le spese ordinarie e le cure oltre la detta quota e se per caso fosse stato ferito difendendo la nave, abbia il mantenimento giornaliero necessario, anche per il medico, oltre la predetta quota.

ARTICOLO 15
Jtem se qualcuno dei marinai o dei soci durante il viaggio fosse stato catturato ed occorresse riscattarlo, sia redento da tutta la società; similmente, se fosse stato inviato per incarico della società o comunità e fosse derubato, ciò che perde sia risarcito dalla comunità medesima, salvo che abbia perduto quel che portava non nell'interesse della comunità ma per proprio utile, la qual cosa sia persa a lui soltanto.

ARTICOLO 16
Jtem se qualcuno dei marinai o dei soci arrischiasse la fuga, perda la sua parte, nonostante abbia servito la comunita' , e se fosse il capitano, gli si puo' chiedere il doppio, che deve dividersi come sopra.

ARTICOLO 17
Jtem ogni mutuo od anticipo rimanga in capo al capitano, che ne sia responsabile.

ARTICOLO 18
Jtem il capitano non deve assumere o estinguere prestiti senza chiara consapevolezza e volonta' di tutti i marinai o dei soci, o almeno della maggioranza.

ARTICOLO 19
Jtem uscita la nave dal porto riattata ed allestita, come d'uopo, qualora fosse danneggiata o necessitasse di qualche cosa, sia fornita e riparata a spese della colonna di quel viaggio.

ARTICOLO 20
Jtem se la nave prima di salpare avesse bisogno di riattamento o riparazione, cio' deve essere fatto a spese dei caratisti anche se il detto restauro sara' eseguito durante il viaggio : infatti i proprietari o caratisti devono fornire una nave atta alla navigazione.

ARTICOLO 21
Jtem se durante il viaggio fosse danneggiata o perduta qualche cosa della nave, sia riparata e riacquistata da tutta la comunita' o societa'.

ARTICOLO 22
Jtem quando la nave sostituisce le vele portate non deve cambiare altri elementi della attrezzatura rotta eccetto le gomene usurate e altre cose inutilizzabili a parere dei consoli.

ARTICOLO 23
Jtem portato a termine il viaggio, e calcolate le uscite, il comandante deve rendere il conto ai marinai, o soci, nella curia alla loro presenza, e detratte le spese deve dividere
il guadagno in parti, come e' consueto; se i marinai o soci, citati a tal fine, non Si presentassero al rendiconto, non possono poi reclamare, viceversa, se il comandante non li avesse convocati il giorno del detto calcolo, possono eccepirglielo e farlo valere quando vogliono.

ARTICOLO 24
Jtem ciascuna parte deve essere di cinque onze.

ARTICOLO 25
Jtem ogni equipaggio che comprende uno scrivano deve recarsi alla corte e far giurare lo scrivano, come richiedono le norme di rito, e da allora la sua scrittura deve essere accettata nella corte come scrittura pubblica propria di un notaio cittadino .

ARTICOLO 26
Jtem se qualche nave naufragasse o fosse catturata, quel che resta deve essere ripartito in percentuale; i marinai non partecipano a questa perdita, ma tuttavia devono restituire l' anticipo.

ARTICOLO 27
Jtem se qualche nave subisse naufragio, in modo pero' che potesse essere riparata idoneamente, i naviganti sono tenuti a prestare il loro aiuto alla riparazione; l'opera deve essere sottratta da tutto il fondo comune ed i marinai contribuiscono per le parti loro del guadagno, realizzato in quel viaggio soltanto.

ARTICOLO 28
Jtem se la nave fosse presa ma si potesse recuperarla, il capitano e tenuto ad affrancarla, giusta la possibilita' di effettuare il riscatto, il quale deve essere operato con il fondo comune ed al quale i marinai non sono tenuti; tuttavia, non bastando l' importo del fondo comune, i marinai sono obbligati ad attendere, ad interessarsi, e a collaborare al recupero ed al riscatto dell' imbarcazione.

ARTICOLO 29
Jtem il capitano della nave non puo' ne' deve trasportare sul naviglio merce che consti d'oltre un'onza, e se la portasse, tutto il guadagno che se ne ricavasse deve essergli sottratto e conferito alla comunita; analogamente per gli altri naviganti.

ARTICOLO 30
Jtem tutti i capitani delle imbarcazioni che navigano secondo gli usi predetti sono obbligati a far registrare negli atti della corte tutta la relativa colonna, particolarmente coloro i quali Si allontanano dalla citta'.

ARTICOLO 31
Jtem se qualche capitano di nave o altro navigante riceve in accomandita da qualunque persona mercanzia che, in mancanza di vendita, e' portata indietro, in questo caso l'accomandante deve riprendere la sua merce tal quale e' restituita, nonostante il contratto sia stato stipulato sotto forma di vendita o in qualunque altro modo.

ARTICOLO 32
Jtem se qualche padrone di nave o altro mercante, nel determinare il suo utile, in qualunque modo e con ogni mezzo frodasse qualche socio ed in seguito questi riuscisse a provare l' inganno, in questo caso i fraudolenti padroni o commercianti Siano senz'altro tenuti a pagare nove per uno; e contro il mercante o capitano si puo' agire, nonostante il contratto sia fatto in modo particolare o addirittura sia prescritto da tempo, e nonostante che l' atto abbia ad oggetto cose sulle quali non e ammessa esecuzione, secondo le procedure del nuovo rito.

ARTICOLO 33
Jtem se la nave subisse qualche perdita o naufragio, e si dovesse vendere, per distribuire il ricavato ai caratisti ed ai colonnisti , deve essere stimata da uomini esperti quanto poteva valere la nave al tempo in cui ebbe inizio il viaggio o la Società' ed i calcoli e le attribuzioni devono essere operati secondo la predetta stima e non per quanto forse avrebbe potuto valere.

ARTICOLO 34
Jtem nessuna imbarcazione coperta o scoperta si può' e deve vendere senza autorizzazione della corte predetta. Inoltre se le parti non fossero soddisfatte e d'accordo circa il tempo della vendita, i consoli devono fissarlo; essi, o almeno alcuni di loro, devono essere presenti; se il legno e' scoperto si può vendere per atto di notaio; e se invece qualche padrone agisse contro il presente capitolo, la vendita non vale e, se il legno e' coperto, egli incorre nella pena di un onza, se e scoperto, devono essere pagati allo erario della corte predetta sette tari' e dieci grana.

ARTICOLO 35
Jtem se qualcuno fosse compartecipe ovvero caratista in ordine a qualche nave e non volesse rimanere in società' con gli altri compagni o conservare la propria parte della nave, a sua richiesta la quota deve essere venduta: ed infatti non lo si puo' costringere a vivere in comune contro la sua volontà' a meno che il capitano della nave l'avesse vincolata ad altri, o per qualche altro viaggio, col suo esplicito consenso .

ARTICOLO 36
Jtem di tutte le navi che navigano secondo l'uso della Riviera ciascuna parte deve constare di sedici onze.

ARTICOLO 37
Jtem se durante il viaggio fosse danneggiata o perduta qualche cosa, la Si deve acquistare da parte di tutta la società':

ARTICOLO 38
Jtem se qualche equipaggio contrae società' , o, volgarmente, (( conserva)) con altro equipaggio, ed uno di loro subisse naufragio o cattura dai pirati, come il lucro sarebbe stato comune, cosi' sia il danno, e ciò' che e' andato perduto deve essere diviso solidalmente lira per lira.

ARTICOLO 39
Jtem tutti gli equipaggi che viaggiano secondo l'uso della Riviera, i quali navighino sia entro Sia al di fuori del regno, tanto su navi coperte quanto con navi scoperte, sono tenuti a fornire i rendiconti presso la corte, alla presenza dei consoli alla cui volonta' Si deve sottostare.

ARTICOLO 40
Jtem i consoli devono ricevere, a titolo di onorario per le loro attivita, da parte di ogni nave grana... per ogni salma della portata dell' imbarcazione .

ARTICOLO 41
Jtem se qualche marinaio o socio, tanto della Riviera quanto di terraferma, avuto l'anticipo o la paga, trovasse a migliorare la sua condizione raggiungendo un grado che non aveva mai ricoperto, puo rinunciare al viaggio per il quale avesse ricevuto o trattenuto un anticipo del salario, purche' lo faccia sapere al capitano della nave tre giorni prima che la nave salpi; deve inoltre restituire a mano l'anticipo o il soldo.

ARTICOLO 42
Jtem se una nave, che esce in navigazione, lascia a terra un marinaio o socio, non puo' esservi penalita' e se pena fosse inflitta essa non ha valore ne' vincola, a meno che il capitano non avesse raggirato l' avente diritto intraprendendo precipitosamente la spedizione.

ARTICOLO 43
Jtem l'anticipo che si da' ai marinai di Riviera rimane sempre salvo.

ARTICOLO 44
Jtem il capitano del naviglio, quando perde qualche cosa della nave, cioè' tanto del capitale della colonna quanto dell' attrezzatura della nave, e' tenuto a darsi da fare ed a trattare per quanto e' nelle sue possibilita' al fine di recuperare tutto quello che ha perduto, si intende in qualunque modo lo abbia perso o gli sia stato tolto; e se non lo facesse per negligenza, vale a dire che potrebbe recuperarlo a tempo e luogo e non provvedesse al recupero, sia tenuto a reintegrare la cosa perduta; e quello che e' stato ripreso o riattato deve essere diviso proporzionalmente tra tutti i cointeressati e naviganti i quali hanno preso parte a quel viaggio.

ARTICOLO 45
Jtem se fosse perduta o danneggiata roba dei marinai che la colonna dovesse risarcire, e il marinaio non potesse provare il valore delle cose, gli devono essere rimborsati sei tari: cio' vale per capi di vestiario e coperte solamente.

ARTICOLO 46
Jtem se un membro dell'equipaggio restasse a terra, essendo stato incaricato nell' interesse della colonna, e non fosse per sua mancanza che non partecipa al viaggio, deve avere la parte del guadagno di tutto il viaggio: ma se rimanesse per sue faccende senza ordine del padrone, deve perdere la parte a lui spettante, la quale deve essere ripartita tra tutta la comunita'.

ARTICOLO 47
Jtem se ad una nave che viaggia secondo l'uso della Riviera, la quale sia caricata di merce 'a compra' accadesse un accidente per tempesta o per meglio difendersi da nemici o per qualsiasi altra evenienza, e fosse necessario operare il getto, il capitano della nave insieme ai marinai , considerando bene se per ogni Circostanza e' a loro necessario liberarsi di merce, ed appena da essi sara' stato deciso di far gettito, deve egli per primo incominciare a far buttare la merce o darne licenza ai marinai i quali devono gettare se a loro parere Cio potra' essere di salvezza; il danno che la nave avra' procurato deve essere detratto dal guadagno, e la parte del guadagno che eventualmente resterà deve essere ripartita come e detto sopra; e se per caso il guadagno non bastasse a compensare il danno predetto, tutto il profitto di quel viaggio deve essere dato per il risarcimento del getto; i marinai non sono tenuti a sopportare questo danno, ma esso deve essere ripartito tra la colonna e i comproprietari della nave, secondo le quote che la nave tira; ugualmente se il viaggio non procurasse alcun utile: tuttavia in questo caso i marinai sono obbligati a rimborsare le spese del mangiare e bere e tutte le altre effettuate per il loro sostentamento, nonche' l' anticipo, e se tra lo equipaggio vi fossero marinai che trasportano in frodo mercanzie, danaro o altro, questi sono tenuti proporzionalmente al predetto indennizzo del gettito.

ARTICOLO 48
Jtem se la predetta nave fosse caricata di merce a nolo, come sopra e' detto, e fosse necessario operare il getto, il capitano della nave deve consigliarsi con i mercanti ed i loro rappresentanti, se quelli non Ci fossero di persona, o con qualunque altro che fosse presente nell'. interesse dei caricatori; dopo che e' stato ad essi spiegato come in ogni caso sia necessario alleggerire la nave per la salvezza del restante carico e delle persone, e dopo che Si sono consultati su questa Circostanza, i mercanti comincino a gettare per primi, come e detto sopra; il danno derivante dal getto deve essere ripartito proporzionalmente tra il carico e la nave, come Si e' specificato prima, mentre i marinai non sono tenuti a parteciparvi , . invero, il danno che l'. imbarcazione avra' subito deve essere detratto dal guadagno che Si sarà fatto, e se sopravanzera' un utile, esso deve essere distribuito come si e' detto, se invece il guadagno non sara' sufficiente, il padrone deve subire il danno al quale i marinai non sono tenuti, ma se Ci fossero dei viciati devono contribuire come sopra e' stato stabilito; viceversa se non Vi fosse alcuno in rappresentanza di caricatore, ne' un caricatore stesso, del gettito devono discutere il capitano e il nocchiero con tutti o almeno la maggior parte dell'equipaggio:
quando da loro sara' deciso di operare il getto per la propna salvezza, possono farlo come se il mercante interessato fosse presente ed acconsentisse, ed anche in questo caso il danno gravera' proporzionalmente sulla nave e la merce: egualmente se il carico fosse di piu' caricatori; ma se qualche marinaio o Viciato senza autorizzazione del capitano o di mercante, presumesse di poter fare il gettito, o lo facesse, sara' obbligato a risarcire tutto ciò che risultera' mancante in seguito al getto.

ARTICOLO 49
Jtem se i mercanti fossero persone avare, come ne esistono a questo mondo, che vogliono piuttosto morire che perdere qualcosa, e per eccessiva avarizia non volessero acconsentire al gettito, anzi si rifiutassero, allora il capitano, insieme al nocchiero e agli altri uomini di buon senso della nave, tenuta una consultazione, deve richiederlo esponendo loro la ragione evidente per la quale in ogni caso e' necessario operare il getto per la salvezza sia della nave, Sia delle persone, sia della merce, e se essi ancora perseverassero nella loro grettezza, rifiutandosi, allora il capitano della nave deve appellarsi a tutti i marinai e , quindi puo' cominciare a gettare senza che gliene derivi alcuna responsabilita' ; in ogni ipotesi di gettito Si deve presupporre, pero', che il capitano abbia caricato la nave quanto lo permette la sua stazza: qualora l'avesse sovraccaricata, non v e dubbio alcuno che e gli e' tenuto ad ogni danno ed interesse .

ARTICOLO 50
Jtem non appena il capitano e lo scrivano danno del danaro ad un marinaio , costui e' obbligato a presentarsi su richiesta del capitano, o dello scrivano e del nocchiero, ed a prestare i servigi che gli saranno affidati, e, se per caso richiestone, non venisse ad aiutare, incorre in una pena a discrezione dei consoli, a meno che non fosse impedito per giusta causa.

ARTICOLO 51
Jtem se per caso una nave o un vascello partisse dal porto e per tempo avverso, o altro inconveniente, tornasse entro ventiquattro giorni, il marinaio non deve trarre utili da questo tempo di navigazione.

ARTICOLO 52
Jtem salpata la nave, nel caso che essa venisse catturata o facesse naufragio, il marinaio deve essere retribuito per il tempo in cui ha prestato servizio fino al momento del naufragio, e se avesse da restituire del danaro, non può essere costretto a restituirlo prima di un mese, dal giorno in cui sia avvenuto il naufragio in poi , nonostante fosse pagato mese per mese.

ARTICOLO 53
Jtem nel caso che un marinaio fosse catturato e tenuto prigioniero, o ferito o deceduto al servizio della nave, in questo caso egli non e' tenuto a restituire il danaro che avesse da scomputare.

ARTICOLO 54
Jtem se ad una nave, uscita dal porto, per un accidente, fosse necessario operare il getto a mare, al danno Si deve contribuire totalmente da parte di tutte quelle persone che hanno merci sulla nave predetta, da parte di tutti i mercanti, ed anche da parte dei proprietari della nave, che deve essere stimata da uomini esperti quale era quando parti dal porto, formando una massa con il carico, e ripartendo poi proporzionalmente; cio', s'intende, quando non Si perda tutta la nave.

ARTICOLO 55
Jtem se la nave fosse perduta completamente, i mercanti non sono piu' tenuti a contribuire al danno; invero se la nave avesse fatto getto durante una tempesta, e di poi fossero recuperate a terra le merci, tutte o in parte, quelle salvate devono essere attribuite al posto delle cose gettate al momento del naufragio; non cosi', tuttavia, delle cose che si perdono una volta affondata la nave.

ARTICOLO 56
Jtem trovandosi la nave fuori, il marinaio e obbligato a dormire di notte a bordo, e per tutte quelle notti che dormisse in terra senza esplicito permesso del capitano deve, per ciascuna notte, rimanere in servizio un giorno in piu' o avere tanto in meno di paga, ad arbitrio del capitano .

ARTICOLO 57
Jtem quando la nave e' agli ormeggi, il marinaio non se ne deve allontanare, ne' di notte ne' di giorno, senza permesso, a meno che la nave si trovi in un porto nel quale non possa correre rischi tanto per eventi naturali, quanto per mala gente.

ARTICOLO 58
Jtem quando la nave e' in riparazione, il marinaio puo' allontanarsene senza autorizzazione del capitano, a meno che sia comandato dal capitano stesso o da altro ufficiale per qualche servizio.

ARTICOLO 59
Jtem se qualche capitano di nave o d' altra imbarcazione reclamasse dal suo caricatore il noto della merce trasportata, ed il mercante replicasse di non essere tenuto a pagare quel nolo, che aveva promesso, allegando che la merce era stata caricata in. modo diverso da quello pattuito, ed opponesse di poter richiedere i danni che lamenta di aver subito, sempre che il capitano non confermi, senza esitazione, il mercante deve essere costretto a pagare il noto, tanto per la merce bagnata quanto di quella integra;
tuttavia il capitano prima che sia pagato, deve dare una valida garanzia , di ripresentarsi e di indennizzare al detto mercante tutta la merce che Si. Sara' bagnata o deteriorata sulla nave, appena che sara' stata accertata la responsabilita' del capitano o il difetto della nave; la richiesta di pagamento del nolo non deve essere fatta per iscritto, purche', pero', sia mostrata la scrittura del contratto di noleggio, o le parti confessino.

ARTICOLO 60
Jtem circa la richiesta dei marinai, che reclamano propria paga o quota dai loro padroni la istanza non deve essere fatta per iscritto.

ARTICOLO 61
Jtem se, ad istanza di creditori, una nave o altra imbarcazione fosse venduta appena costruita ed attrezzata prima di essere varata o tolta dallo scivolo, ovvero prima di aver compiuto alcun viaggio, sul prezzo della nave avranno preferenza coloro all' opera dei quali e, dovuta la costruzione della imbarcazione, per legno, pece, stoppa, chiodi, sartie, che saranno stati adoperati per quella nave, insieme a chi ha prestato del danaro per la costruzione ed a colui che ha fornito l'attrezzatura, per il prezzo di questa; costoro concorrono nello stesso grado e devono essere pagati per primi tra gli altri creditori; se il prezzo ottenuto per la nave non fosse bastante a pagare i detti mastri che hanno lavorato al legno, nonché i venditori di stoppa, legname, chiodi ed altri materiali, il ricavato deve essere tra loro ripartito proporzionalmente, in modo che ciascuno sia in pari condizione: a siffatti creditori in tale ipotesi non giova la priorità nel tempo; se invece la nave avesse compiuto qualche viaggio, e poi venisse venduta ad istanza dei creditori, il prezzo realizzato per la imbarcazione deve essere distribuito in questo modo: per primi si devono pagare gli operai ed i marinai della nave per quel che sara riconosciuto loro spettante della paga, poi coloro che Si riconoscerà aver investito danaro nella costruzione della nave, col criterio della priorità temporale.

ARTICOLO 62
.Jtem se dovessero avere qualcosa i mastri che hanno speso giornate nel lavoro o i venditori di pece, legname, stoppa e chiodi, se non hanno un documento scritto, in tal
caso essi non godono di garanzia per l'intero credito ne di priorità nei confronti dei creditori della nave, primi nel tempo; se le quote dei capitani di nave non bastassero a pagare i predetti debiti, i creditori si devono soddisfare sulle parti dei soci e titolari di carati del naviglio, se questi hanno conferito ai capitani potere di obbligarsi, a meno che i detti soci non fossero stati affatto compartecipi dei padroni, o comunque non avessero avuto poteri.

ARTICOLO 63
Jtem se si vende una nave, ed il padrone, con intenzione di frodare, o per qualsivoglia altro motivo, non scrivesse tutto il corredo nell'inventario : lo deve avere chi ha comprato, se può provare l'affermazione che Si e contrattato di qualunque cosa della nave, anche di quella non consegnata; il padrone, invece, se dimostra di averlo comprato legittimamente col proprio danaro .

ARTICOLO 64
Jtem qualunque merce si venderà nel caso il compratore paghi in buon argento, deve ottenerla in ragione di quattro grana per ogni onza, e questo Si chiama l' aggio del cambio .

ARTICOLO 65
Jtem in ordine a qualunque mercanzia, che Si vende alle città, il cittadino che venga al mercato può e deve avere quella merce per lo stesso prezzo per il quale l'ha avuta il Commerciante, quando Sia necessaria per uso personale e della sua famiglia.

ARTICOLO 66
Jtem uscendo la nave dal porto, il capitano e' tenuto a mostrare l'intera colonna ai marinai.


copyright: dr. Massimo Moroni - Tel&Fax 06-944.36.470